Anima allo Specchio


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Video di apertura della mostra Collettiva organizzata dal Centro Culturale ARTENOVA di Novara il 25 febbraio 2023 presso la sala dell’Arengo del complesso Monumentale del Broletto dal nome “Anima allo Specchio” intervento del dott. Edoardo Brustia, presidente del consiglio Comunale di Novara che è venuto, anche come amico, a portarci i saluti dell’amministrazione comunale e il dott. Andrea Crivelli consigliere Provinciale con delega all’Istruzione che ci porta i saluti dell’amministrazione. Buona visione.

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Video di apertura della mostra Collettiva organizzata dal Centro Culturale ARTENOVA di Novara il 25 febbraio 2023 presso la sala dell’Arengo del complesso Monumentale del Broletto dal nome “Anima allo Specchio” intervento del dott. ELIA ROSSI che si definisce studioso di Filosofia, Elia nel suo intervento inserito nel Catalogo Elia conclude “Pochi altri oggetti, come lo specchio, sono riusciti a farsi portatori di metafore tanto contrarie, al punto di consentire fraintendimenti di segno opposto. In quale dei due sensi l’anima sta allo specchio? È Narciso che contempla se stesso in una pozza o Ulisse che affronta l’ignoto di un oceano? Mettendosi allo specchio, l’anima affogherà o tornerà a casa? Può mai l’anima arrivare a scoprire se sta rivolgendo la propria curiosità e il proprio amore a qualcun altro che non sia la proiezione di se stessa? Agli artisti il compito arduo di mettere le anime davanti allo specchio. Agli spettatori quello di vederne l’effetto”. Buona visione.

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Video di slide delle opere esposte durante la collettiva “Anima allo Specchio” nella sala dell’Accademia del Broletto di Novara, evento organizzato dal Centro Culturale Artenova.

Video realizzato da Violetta Viola.


CATALOGO “ANIMA ALLO SPECCHIO”

Ideato da Eva Boglio e Violetta Viola

Stampato da ITALGRAFICA


Regina: “Mago dello specchio magico, sorgi nello spazio profondo, tra vento e nell’oscurità io ti chiamo. Parlami mostrami il tuo volto.”

Specchio: “Che vuoi conoscere mia regina?”

Regina: “Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”

(Biancaneve e i sette nani)


Approfondimento

introduzione

Violetta Viola

Lo specchio riflette solo ciò che appare o permette invece di andare oltre alla ricerca del senso?

Lo  specchio potrebbe essere una porta magica verso altri mondi e dimensioni come quello parlante della Regina di Biancaneve.

Quanti specchi e quante realtà possiamo immaginare! Ci mette a confronto con la realtà visibile e con l’anima profonda. Ci rivela una parte consistente di noi stessi.

Lo specchio, nella lingua manciù, ha origine dalla parola “pana” che significa Anima, quindi guardare nello specchio significa vedere riflessa la propria anima. 

C’è uno spazio diverso nel fondo dello specchio. E’ una superficie che tanto assomiglia all’acqua e all’anima umana e si risolve in un gioco di riflessi. 

Così lo specchio diviene uno strumento di conoscenza, un oggetto ponte tra realtà e fantasia. Riflette in maniera immediata le nostre emozioni, le nostre paure, le nostre sfumature emotive più intime.

L’artista, come ognuno di noi, è portato a creare la propria realtà e nell’opera riflette la forma solida dell’immagine che rivela il suo sguardo volto ad osservare e comprendere emozioni, eventi, processi, connessioni:

quello che sta dentro di lui, nella sua anima.

La nostra mostra “Anima allo specchio” rappresenta il desiderio di far conoscere il “se stessi” degli artisti e il loro rivelarsi nel mondo circostante.

Anima allo specchio

Emanuela Fortuna

Il termine anima è strettamente connesso al greco ànemos, “soffio”, «vento», rappresenta l’afflato della vita, un profondo respiro che proviene dall’interiorità più nascosta e che scandisce l’energia vitale di ogni esistente, dal titanico essere umano ad ogni più piccola creatura divina. In un universo, che risuona in un’armonica struttura grazie ad un principio vitale, anche una piccola foglia ha un’anima. Van Gogh scrive: “Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, capacità d’espressione e, per così dire, un’anima”. Nella frantumazione dell’essere, nella relatività della visione, nella disgregazione della forma permane la sua forza, nutrimento di vita. Un paesaggio è una sincera rappresentazione dell’anima universale. I filari di alberi che si rispecchiano nell’acqua dimostrano questo spontaneo “soffio” esistenziale. Un fiore delicato manifesta la potenza dello spirito di vitalità.

L’anima è la parte interna che funge da sostegno e dà forma, ma soprattutto esprime una verità che si dispiega nell’eterno. È la forza dell’espressione del sé. Racconta la luce e l’ombra, la gioia e il dolore, l’insieme e l’uno. Esplica, manifesta, sostiene, unifica, pensa, medita, riflette e ricerca.

Finestre dell’anima, gli sguardi; eternità dell’espressione, il fluire dell’energia.

Paolo Coelho disse che “è necessario continuare a sognare, altrimenti la nostra anima muore” perché si nutre di sogni, si accende ad ogni speranza. Allora l’attenzione si focalizza sui particolari, le emozioni si amplificano, lo sguardo va oltre il limite della ragione, la poesia domina e l’anima vive e va verso l’Oltre e incontra l’Arte, rifugio dell’armonia, verità del pensiero, coesione felice degli estremi.

È l’anima allo specchio.

sublime specchio di veraci detti

Anime di artisti allo specchio

Federica Mingozzi

Caratteristica intrinseca dell’arte in ogni tempo è riuscire ad enucleare la relazione che l’individuo intreccia con il contesto e con se stesso, intendendo per individuo tanto l’artista quanto il riguardante. Quando infatti prende il via il processo di creazione, che spesso è intima risposta ad un’esigenza di ordine, l’artista, attraverso segni e figure, dà forma ad un linguaggio che diviene cifra di comprensione del reale, nel pieno rispetto della libertà di interpretazione necessaria per colloquiare con quanto rappresentato.
È proprio grazie a questo atto creativo che l’opera diventa manifestazione evidente dell’anima, perché consente al creatore di guardare in sé in piena libertà e concede al fruitore di scoprirsi parte di un divenire che accomuna gli esseri viventi. In questo modo, dunque, l’anima si riflette nel dipinto e da lì si riverbera sino a irraggiare l’altro. Proprio questo è il valore aggiunto di un quadro, che diventa manifestazione di un’umanità che si può virtuosamente ritrovare in ciò che altri sono riusciti a condividere, in quello che può essere definito un rispecchiamento.
Il “rispecchiamento” era conosciuto sin dall’antichità ed era un vero e proprio canale dell’agito, attraverso cui si potevano modificare parti non esplorate dello spirito o si poteva entrare in contatto, in un processo di conoscenza universale senza tempo, con la realtà archetipica dell’inconscio collettivo. Guardarsi allo specchio serviva e serve, dunque, ad annullare il pensiero cosciente rivolto a Sé, ad annientare il senso di sé personale, l’Ego, e a vedere il mondo.
Questo è il valore di questa mostra, che tende proprio a facilitare la visione del mondo e la riscoperta di un individuo come parte di un’unità, grazie alla sensibilità di artisti molto diversi tra loro, ma uniti dalla piena consapevolezza del loro ruolo, che è l’ideazione di una relazione di conoscenza, sia attraverso il figurativo che con l’astratto.
Il figurativo trova la sua piena realizzazione in ritratti, reali o meno, che contribuiscono alla costruzione di un microcosmo abitato da immagini dotate di un innato vitalismo, che concretizzano l’appartenenza al mondo attraverso posture e gesti che danno la misura dei loro sentimenti. Questa parola affonda le sue radici nel termine latino “percepire con i sensi” e queste opere ci permettono di fare proprio questo, di percepire con i sensi bene all’erta i mondi intenzionali racchiusi in ogni singola raffigurazione. Ai ritratti si aggiungono poi i paesaggi, da intendersi come veri e propri luoghi dell’anima, che superano la connotazione realistica per trasformarsi in pure emozioni.
Le opere astratte, invece, creano un mondo in cui colori, segni e materia si relazionano per offrire un percorso spontaneo, in cui la comprensione del soggetto, guidata a volte dai titoli, è demandata come dono a chi osserva, che può ritrovarsi senza timore in un ambito che lo vede protagonista.
Il risultato ultimo di questo processo è la nascita di un senso di empatia che l’osservatore prova nei confronti di un’opera; questo senso di empatia è traducibile nella coincidenza percettiva tra il pathos dell’immagine e quello che viene provocato in chi guarda. Nasce così l’uomo-icononauta, che ha il
potere, tra le capacità descritte nel saggio Il viaggio dell’icononauta. Dalla camera oscura di Leonardo alla luce dei Lumière (1997), di “usare gli occhi come remi, o ali, per navigare liberamente, alla velocità ella luce, per spingersi al di là delle apparenze, in oceani di immagini dalle dimensioni sconfinate”, al punto che il suo contesto brulicante di immagini è diventato per lui l’ambiente naturale che alimenta e di cui si alimenta, per trarne quel nutrimento culturale ed emotivo che è indispensabile ad ogni essere vivente, proprio quel nutrimento che si può suggere dalle opere di tutti gli artisti che hanno contribuito al progetto: il risultato ultimo è la possibilità, data ad ognuno, di trasformarsi in un icononauta, libero e capace di arricchirsi e crescere in una dimensione armonica di condivisione.

Anime allo specchio

Elisa Rossi

Lo specchio. Riflette solo ciò che appare o permette di andare al di là della parvenza, accedendo a una dimensione di senso più profonda?

Come scrive Sabine Melchior-Bonet, nel suo bellissimo Storia dello specchio, di fatto è impossibile mettere a fuoco il prima e il dopo di questo oggetto. Lo specchio non è mai stato inventato. Da quando l’umanità ha ricordi di sé, ecco che la si vede nello sforzo di cercare il proprio riflesso su qualche superficie. E di chiedersi, di fronte a quel che vede – di fronte a quell’apparenza – cosa e quanto ci sia di vero. Si tratta, allora, di capire quale sia la fonte del nostro sospetto circa la verità di ciò che vediamo riflesso. Se mai ci fosse un occultamento del senso reale delle cose – e di quella cosa tra le cose che è la nostra identità – , esso deriverebbe dalla superficie riflettente (lo specchio) o da ciò stesso che viene riflesso (la realtà stessa)? È lo specchio, con i suoi limiti materiali, che finisce per occultare la realtà nell’atto di rifletterla o è la realtà che ama occultare il proprio senso, velarsi, nascondersi, confondere lo sguardo di chi cerca di penetrarla?

Chi dei due mente?

Portiamo la nostra attenzione sul primo imputato. Lo specchio. Se è vero che esso non è mai stato inventato, se è vero che l’umanità si è sempre specchiata da qualche parte, è altrettanto vero che esiste una storia delle superfici riflettenti. Narciso non trovò di meglio che un po’ d’acqua: facile immaginare quanto quello specchio fosse impreciso, instabile, fotograficamente poco veritiero; facile immaginare come abbia potuto confonderlo, impedendogli di riconoscersi e giungendo all’esito paradossale di innamorarsi di quel riflesso scambiandolo per qualcun altro. Per secoli, poi, abbiamo usato materiali come il bronzo o l’ossidiana. È interessante: perché quando un pensatore antico ci parla di sé visto «attraverso uno specchio», sta dicendo qualcosa di molto diverso da quello che ci immaginiamo noi. Ci sta parlando di sé come di un’ombra, un simulacro oscuro e indefinito di qualcosa, la realtà riflessa nello specchio, che resta misterioso e inafferrabile, non visto. Forse, addirittura, non visibile. Quel che un antico vedeva nello specchio era un’ombra così separata, diversa e distante da sé, da destare il sospetto di essere tutt’altro da sé, altro soggetto, altra anima: spirito che ti osservava mentre tu osservavi lui. Ci sarà stata un’epoca in cui l’intera umanità, come un grande bambino collettivo, aveva paura delle proprie numerose ombre?

E allora veniamo al secondo imputato: l’ombra. Diamo una chance di innocenza allo specchio, provando a immaginare che la colpa dell’opacità sia del mondo stesso. Se lo specchio, restituendoci quell’immagine così sfocata della realtà, non la stesse deformando, se non stesse sporcando la sua dimensione cristallina e penetrabile, ma ci stesse in fondo restituendo la più aderente immagine del mondo stesso –  perché è esso stesso, il mondo reale, a essere ombratile e sfocato? Platone è il primo filosofo a pensare che quello che noi credevamo un doppio (un’altra anima, un altro oggetto) in realtà fosse un riflesso (la mia persona e il mondo che le sta intorno, visti specularmente). Nessun altro mondo, né altra anima creati dallo specchio, solo la rappresentazione di ciò che esiste. Il passaggio dalla figura presente nello specchio pensata come doppio a quella pensata come riflesso è notevole, perché, qui sta il punto, in quel passaggio è conservata l’opacità della figura. Lo specchio presenta la realtà che vediamo coi nostri occhi, eppure ce ne presenta il senso di illusione, di simulacro, di finzione e irrealtà. Lo specchio ci avverte che la realtà non è poi così reale. Almeno non come ci si presenta ai sensi. Se vogliamo afferrare la vera realtà ci è richiesto uno sforzo di penetrazione che vada oltre le parvenze sensibili. Se vogliamo conoscere davvero, dice Platone, dobbiamo sforzarci un po’ di più: non solo guardare, ma anche ragionare. Quello che scopriremo, l’idea della cosa, è molto più vera della cosa stessa, della cosa che ci appariva intuitivamente.

Dunque, quando l’anima si mette allo specchio, cosa può ragionevolmente sperare di vedere? È anima che si nutre di illusioni, finendo per affogarci come Narciso? Oppure è anima che si fa più lucida, perché costretta al sospetto che nulla sia come sembra e che pertanto le serva affinare lo sguardo e frugare al di là delle apparenze?

Lo specchio, insomma, resta una metafora che si fa carico di due significati opposti.

In un senso, è il trionfo dell’autoinganno, dell’io che si protegge dalle incursioni esterne sigillandosi nell’unica visione che non lo contrasta (la propria). Rintanandosi in un doppione della realtà, in un mondo parallelo, oscuro e sfocato ma costruito a propria immagine e somiglianza. È a questo significato che facciamo riferimento quando di qualcuno diciamo, con amarezza, che «vive in un mondo di specchi».

Ma la metafora dello specchio ci evoca anche il significato opposto. Si pensi a quello specchio che ci aggredisce quando saliamo in ascensore, o quando attiviamo per errore la fotocamera dello smartphone mentre è puntata sulla nostra faccia: quegli “specchi” ci mettono di fronte a un volto più stanco, invecchiato, corrucciato, spettinato, pallido di quello che, in quel momento, credevamo di sfoggiare. Altro che specchio delle mie brame, specchio maledetto! Così odioso che lo romperemmo, se non minacciasse guai per sette anni! È lo specchio che ci porta a scoprire che l’immagine che i nostri interlocutori hanno ricevuto di noi presentava molte più imperfezioni dell’ideale di noi stessi che speravamo di incarnare. Uno specchio che è una doccia fredda di realtà: l’incursione violenta e improvvisa del mondo esterno, dello sguardo degli altri, venuti turbare la quiete apparente dei nostri autoinganni. Questo specchio parla con asprezza: puoi crearti tutti i mondi paralleli che vuoi, dice, puoi sfocarli a tuo piacimento, ma io sono qua per ricordarti come appari visto da fuori, dagli altri, nell’unico mondo esistente: quello reale. Ah, con che godimento, in un litigio, invitiamo qualcuno a guardarsi allo specchio. Mica vogliamo spronarlo ad ammirarsi.  Vogliamo goderci il momento deflagrante in cui quel Narciso/Wil Coyote vedrà il progetto macchinoso di se stesso andare in frantumi, quel momento in cui la sua persona verrà travolta dall’agghiacciante scoperta di non poter essere la più bella del reame. Nessuno specchio, se guardato con attenzione, ti consente di definirti la più bella del reame.

Nel primo senso, lo specchio mente. Dice a un io ossessionato da se stesso quello che quell’io vuole sentirsi dire, aiutandolo a propagarsi oltre i propri confini naturali fino a diventare l’ultimo orizzonte, fino a elevarsi a unica, offuscata realtà. Nel secondo senso, al contrario, lo specchio è il più spietato e freddo castigatore dell’io, il portatore dell’altro punto di vista non richiesto ma, una volta pronunciato, ineludibile. L’amico scorbutico sempre fuori posto, che ti commenta a sproposito ma alla fine ci prende sempre.

Pochi altri oggetti, come lo specchio, sono riusciti a farsi portatori di metafore tanto contrarie, al punto di consentire fraintendimenti di segno opposto. In quale dei due sensi l’anima sta allo specchio? È Narciso che contempla se stesso in una pozza o Ulisse che affronta l’ignoto di un oceano? Mettendosi allo specchio, l’anima affogherà o tornerà a casa? Può mai l’anima arrivare a scoprire se sta rivolgendo la propria curiosità e il proprio amore a qualcun altro che non sia la proiezione di se stessa? 

Agli artisti il compito arduo di mettere le anime davanti allo specchio. Agli spettatori quello di vederne l’effetto.  


Artisti in mostra:

Luigi Abbiati
Emilia Alberganti
Rosanna Angotti
Mario Bianchi
Monica Bietti
Daniela Bigotta
Eva Boglio
Giorgio Bologna
Carla Brandinali
Gianluigi Casiraghi
Vincenzo Castaldo
Gabriele Colombo
Roberto Colombo
Paolo Crotti
Marinella Debbia
Danilo Diotallevi
Simona Ergotti
Bruno Frontini
Cristina Fusetti
Imperia Galedi
Giannina Gobatto
Cristina Bianca Grazioli
Raffaele Iacone
Angelo Lavatelli

Liliana Lozzi
Cate Maggia
Anna Paola Marchelli
Sofia Mariotti
Diana Marroccu
Marco Marroccu
Emilio Mera
Melina Merlino
Roberto Minera
Michela Mirici
Carlo Muscarello
Elena Pasquino
Maria Pellizzaro
Claudia Pinton
Ivano Proietti
Anna Maria Raimo
Volmer Schiorlin
Ada Sigismondi
Ornella Stefanetti
Angelo Ugazio
Gabriella Vandone
Violetta Viola
Yamabushi


Allestimento a cura di Emilio Mera

Allestire una mostra è come arredare una casa.
Il come è fatto mette allo specchio l’anima di chi ci abita con i propri gusti e sensibilità.
C. Muscarello


visite guidate

Ringraziamo la casa di giorno Don Aldo MERCOLI per la visita allo mostra collettiva ANIMA ALLO SPECCHIO presso la sala dell’accademia del Broletto di Novara.

Eva Boglio , Carlo Muscarello ed Emilio Mera

Ringraziamo la cooperativa Rosa di Abbiategrasso per la visita allo mostra collettiva ANIMA ALLO SPECCHIO presso la sala dell’accademia del Broletto di Novara.

Eva Boglio , Carlo Muscarello ed Emilio Mera


Rassegna Stampa